L’umidità sul muro non è una malattia: è un sintomo. E come per ogni sintomo, curare senza diagnosi è il modo più veloce per spendere male. L’umidità di risalita è forse il caso più frequente in cui si interviene alla cieca, spinti dalla fretta di far sparire aloni e distacchi, salvo ritrovare lo stesso problema dopo pochi mesi. Nel mio lavoro tra Venezia, Treviso e Padova questo è uno degli errori che vedo ripetersi con più regolarità.
Il quadro che si presenta sul muro è quasi sempre lo stesso: macchie, aloni scuri, intonaco che si distacca, efflorescenze saline biancastre. Sono segni riconoscibili, ma ingannevoli, perché cause molto diverse producono manifestazioni simili.
Sintomi uguali, cause diverse
Risalita capillare, infiltrazione, condensa e umidità da rottura impiantistica lasciano segni per molti versi somiglianti, ma hanno origini opposte e richiedono soluzioni altrettanto diverse. L’acqua che sale dal terreno per capillarità attraverso la muratura non ha nulla a che vedere con un’infiltrazione che entra da una copertura o da un serramento, né con la condensa che si forma sulle superfici fredde, né con una tubazione che perde dentro il muro.
Intonacare sopra, deumidificare l’ambiente o rifare semplicemente la tinteggiatura senza aver capito da dove arriva l’acqua significa, quasi sempre, ritrovare il problema poco tempo dopo. Il difetto ricompare perché la causa è rimasta lì, intatta, sotto lo strato nuovo. È denaro speso per rimandare, non per risolvere.
Per questo insisto sempre su un principio semplice: la diagnosi viene prima dell’intervento. Solo quando so con certezza da dove arriva l’acqua posso scegliere la soluzione giusta. Prima di quel momento, qualsiasi lavoro è una scommessa.
Come si fa la diagnosi dell’umidità di risalita
La diagnosi è un percorso di osservazione e misura. Parto dal rilievo dei quadri fessurativi e delle efflorescenze, che raccontano molto sulla natura e sull’estensione del fenomeno. L’altezza a cui arriva l’umidità sul muro, la distribuzione dei sali, la forma delle macchie sono indizi che un tecnico esperto sa leggere.
A questo affianco le misure di umidità nella muratura, che quantificano il contenuto d’acqua nel materiale e mostrano come varia in altezza e in profondità. È il passaggio che distingue una diagnosi da un’impressione: senza dati misurati, la risalita capillare resta un’ipotesi tra le tante.
Uso poi la termografia per individuare i percorsi dell’acqua e le zone fredde. La termocamera rende visibili differenze di temperatura superficiale che l’occhio non coglie, e aiuta a distinguere una risalita da un’infiltrazione o da un fenomeno di condensa. È un’indagine non distruttiva, che non richiede assaggi né demolizioni.
Dalla diagnosi alla soluzione giusta
Solo a diagnosi conclusa ha senso scegliere l’intervento. Le possibilità sono diverse e vanno calibrate sul caso specifico: una barriera chimica per interrompere la risalita capillare, intonaci di risanamento a base calce per gestire l’evaporazione e i sali, drenaggi per allontanare l’acqua dal terreno a contatto con le fondazioni, oppure interventi impiantistici quando la causa è una tubazione che perde. Sono soluzioni che rispondono a problemi diversi: applicare quella sbagliata al problema sbagliato è tempo e denaro persi.
Nel centro storico e in laguna questa attenzione è ancora più necessaria, perché il tipo di muratura condiziona pesantemente la soluzione. Le murature antiche di Venezia convivono da secoli con l’umidità grazie alla loro capacità di traspirare, e un intervento incompatibile con il supporto storico non solo non risolve, ma può peggiorare la situazione. La scelta dei materiali, in questi contesti, è essa stessa parte della diagnosi.
Investire nella diagnosi conviene
Chi salta la diagnosi per risparmiare finisce quasi sempre per spendere di più, perché paga due o tre volte lo stesso intervento inefficace. Chi invece parte da un’indagine seria spende una volta sola, e bene. La diagnosi non è un costo aggiuntivo: è ciò che rende utile tutto il resto della spesa.
Se hai problemi di umidità di risalita, aloni o efflorescenze su un immobile tra Venezia, Treviso e Padova, contatta il mio studio prima di intervenire. Scrivimi a luca@ingpozzato.com o vieni a trovarmi a Scorzè, in Via Castellana 24, o a Venezia, in Dorsoduro 880/B. Partiamo dalla diagnosi, così l’intervento che seguirà sarà quello giusto.
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